La settimana appena trascorsa ha visto un vivace scambio di battute tra due mondi vicini ma ancora ben distinti dell’automobilismo: la Formula 1 e la Formula E. Tutto è nato dalle dichiarazioni di Max Verstappen, tre volte campione del mondo di Formula 1, che ha criticato pubblicamente le nuove regole tecniche della F1, in particolare le specifiche delle monoposto previste per il 2026. Un’opinione che ha fatto il giro del paddock e, sorprendentemente, ha trovato eco anche al di fuori del Circus più famoso: direttamente dal quartier generale della Formula E è infatti arrivata una provocazione non priva di ironia.
Il CEO di Formula E, Jeff Dodds, ha colto la palla al balzo per rivolgere un invito “malizioso” a Verstappen: venire a correre in Formula E, proprio a Jeddah, se davvero le preoccupazioni sulla mancanza di divertimento e la deriva "restrittiva" delle monoposto F1 dovessero avverarsi. Dodds, infatti, si è detto entusiasta all’idea di veder confrontarsi il talento olandese su tracciati cittadini dove la gestione dell’energia elettrica e la guida millimetrica sono le chiavi del successo.
Non è la prima volta che i vertici della Formul E cercano di attirare l’attenzione dei piloti F1, sfruttando polemiche o discussioni tecniche come leva promozionale. Ciononostante, l’offerta ha un sapore particolare: Jeddah, attuale teatro anche del Gran Premio di Arabia Saudita in F1, si trasforma così nell’ipotetico crocevia tra due filosofie di competizione in pista, entrambe votate all’innovazione, ma ancora profondamente diverse.
Le parole di Verstappen non sono certo passate inosservate agli occhi degli addetti ai lavori. “Spero che il futuro della F1 non punti troppo su una guida da simulatore”, ha dichiarato il pilota Red Bull, sottolineando le difficoltà offerte dalle nuove regole che, secondo lui, rischiano di togliere spettacolarità e imprevedibilità. Gli insider del paddock si interrogano ora su quale potrà essere la risposta della FIA e delle squadre, ma anche su come altri piloti di vertice reagiranno nei prossimi mesi.
La stoccata della Formula E, però, rappresenta un interessante spunto di riflessione. Se da un lato la categoria elettrica offre un format radicalmente diverso — batterie, strategie di energy management e tracciati ricavati spesso in cuore alle grandi città — dall’altro la Formula 1 si trova davanti al bivio cruciale della transizione tecnologica. Il confronto tra queste due realtà, sempre più spesso alimentato da dichiarazioni, confronti diretti e ora anche da "inviti pubblici", testimonia il fermento di un settore in evoluzione costante.
Non è escluso che, in futuro, si possa vedere un big della F1 cimentarsi in Formula E per una stagione o per una gara spot, spezzando, almeno per un weekend, la barriera tra le due discipline. Attualmente, però, molti piloti considerano ancora il salto una sorta di “ultima spiaggia” al termine della carriera in Formula 1, piuttosto che un vero banco di prova parallelo. Verstappen stesso ha sottolineato più volte di voler correre in F1 solo fino a che sentirà la categoria “vera” e guidata dal piacere di competere al massimo livello.
La tensione tra tradizione e innovazione, tra rombo dei motori a combustione e silenzio sibilante delle monoposto elettriche, aggiunge ulteriore pepe a questa “sfida verbale” che ha già infiammato le community online. I tifosi restano divisi: c’è chi sogna di vedere i grandi campioni cimentarsi in nuove sfide, e chi teme che il progresso tecnologico allontani troppo i piloti dal vero cuore del motorsport.
Intanto la stagione attuale di Formula 1 prosegue fra sorpassi, strategie e colpi di scena, ma con un occhio sempre più attento ai cambiamenti regolamentari futuri. La F1 del 2026 sembra già destinata a far discutere, e chissà che, in attesa di allora, qualche crossover tra le due serie non possa regalarci emozioni inedite e inattese.