La seconda sessione di test pre-stagionali di Formula 1 sul circuito di Sakhir in Bahrain ha offerto agli appassionati e agli addetti ai lavori nuovi spunti di riflessione sulle potenzialità delle squadre in vista dell’imminente inizio del campionato. Fra tempi impressionanti, run ad alto chilometraggio e qualche sorpresa inaspettata, il paddock ha vissuto tre giorni intensi all’insegna della ricerca della performance e dell’affidabilità. In questo approfondimento analizziamo i dati principali, le tendenze emergenti e i protagonisti che hanno maggiormente brillato durante queste prove decisive.
Le Mercedes hanno subito dato segnali incoraggianti dopo un 2023 complicato, mostrando consistenza su pista e tempi sul giro estremamente competitivi, con Lewis Hamilton che ha messo a segno la tornata più rapida del test: 1m30.664s, ottenuta con la gomma C5, la più morbida disponibile. Proprio questa scelta di mescola sottolinea come la scuderia tedesca punti a ritrovare la leadership in qualifica, pur ammettendo che restano margini di miglioramento soprattutto sul passo gara. George Russell, dal canto suo, ha confermato la solidità della W15 completando run senza particolari problemi tecnici e accumulando chilometri fondamentali per la raccolta dati.
Nonostante l’ottima performance cronometrica di Mercedes, la Red Bull si è distinta ancora una volta per affidabilità e costanza nei long run. Max Verstappen, 3 volte campione del mondo, pur non ottenendo il miglior tempo assoluto si è concentrato su simulazioni di gara, inanellando una serie impressionante di giri consecutivi con carichi di carburante variabili. Sergio Perez ha proseguito il lavoro sul set-up, segnalando comunque il potenziale della RB20, una vettura che conferma la sua vena vincente ma che sembra soffrire leggermente rispetto al 2023 nel giro secco.
La Scuderia Ferrari, molto attesa dopo le promesse invernali, ha portato avanti un programma bilanciato tra prestazione pura e affidabilità. Charles Leclerc e Carlos Sainz hanno spinto la SF-24 al limite, registrando tempi confortanti e soprattutto un chilometraggio elevato, con Sainz leader tra i piloti più attivi: ben 227 giri complessivi, segno che la nuova monoposto italiana potrebbe aver risolto almeno in parte i problemi di gestione gomme che ne hanno limitato le ambizioni nel 2023. L’attenzione rimane però alta: il ritmo sul passo gara, pur positivo, lascia spazio a interpretazioni e sarà necessario attendere il primo GP per avere risposte definitive.
Più in difficoltà rispetto ai top team la McLaren, frenata da qualche problema tecnico che le ha impedito di completare il programma previsto. Lando Norris e Oscar Piastri hanno compiuto meno chilometri rispetto ai rivali principali, ma i giri effettuati hanno comunque evidenziato piccoli segnali di crescita, soprattutto nella gestione del consumo pneumatici. Aston Martin e Alpine si sono invece alternate tra sessioni ad alto volume di giri e tentativi di cercare la performance cronometrica, confermando come la zona punti del midfield sarà più combattuta che mai.
Da sottolineare anche i progressi delle squadre di fondo classifica. La Williams, nonostante alcuni problemi ai freni, ha permesso ad Alex Albon di ottenere uno dei migliori chilometraggi tra i piloti, mentre la Kick Sauber ha impressionato per affidabilità ma senza picchi di velocità assoluta, segno di uno sviluppo ancora in corso. A completare il quadro la Haas, protagonista del numero più elevato di giri in assoluto grazie alla coppia Hulkenberg-Magnussen: un chiaro segnale di quanto per le squadre “minori” la raccolta dati sia cruciale per ridurre il gap dai migliori.
In sintesi, i test hanno restituito un quadro ancora aperto, con Mercedes a caccia della redenzione, Red Bull apparentemente granitica nella costanza ma forse meno dominante in qualifica, Ferrari pronta a competere e un gruppo di inseguitori determinato a sorprendere. La stagione si preannuncia ricca di incertezze, con molti team che potrebbero giocarsi le loro carte già dalle prime luci del Bahrain.