Il Gran Premio di Spagna a Madrid ha introdotto una novità significativa nel calendario della categoria regina: una pitlane lunga circa sei chilometri. Questa caratteristica ha subito attirato l’attenzione dei team e dei piloti, influenzando in modo importante le strategie di gara e le scelte relative alla gestione degli pneumatici.
Durante le prime prove libere e le qualifiche del weekend, il circuito ha mostrato un livello di grip sorprendentemente alto per un tracciato così nuovo, ma allo stesso tempo si è evidenziato un degrado gomme molto elevato, superiore alle aspettative di Pirelli. Il degrado è stato attribuito a fenomeni di graining sulle gomme anteriori e a un decadimento termico sull’asse posteriore, causati dall’asfalto liscio e dall’alto grip della pista.
Inizialmente Mercedes aveva ipotizzato una strategia a sei soste per far fronte all’elevato degrado, ma la lunghezza della pitlane ha spinto i team a rivedere le proprie tattiche. La pitlane, divisa in due parti e lunga circa sei chilometri, comporta una perdita di tempo molto elevata durante i pit stop, un aspetto che diversi piloti, tra cui Lando Norris e Max Verstappen, hanno definito un errore di progettazione.
Questa situazione penalizza le strategie con più soste, favorendo una tattica a una sola sosta nonostante i tempi in pista tra una e due soste risultino simili. La difficoltà nei sorpassi e la significativa perdita di posizioni in pit stop rendono infatti rischioso effettuare più cambi gomme durante la gara. Di conseguenza, i team stanno cercando di risparmiare pneumatici per eventuali neutralizzazioni o safety car, che potrebbero modificare le strategie in corsa.
Ferrari, ad esempio, ha scelto di qualificarsi con gomme medie per avere a disposizione gomme morbide fresche in caso di neutralizzazione nel finale di gara. La possibilità di incidenti e safety car è considerata elevata, aumentando così l’incertezza strategica e la necessità di flessibilità nelle decisioni durante il Gran Premio.
Tra i piloti coinvolti in questa prima analisi emergono nomi come Lando Norris, Max Verstappen, Fernando Alonso, Arvid Lindblad e Yuki Tsunoda, mentre i team più attivi nel valutare le conseguenze della pitlane lunga sono Mercedes, Ferrari, Aston Martin, Racing Bulls, McLaren e Red Bull Racing.
Nel complesso, la configurazione della pitlane di Madrid rappresenta una novità che impone un adattamento delle strategie tradizionali, con un impatto diretto sulle scelte di gara e sulla gestione degli pneumatici. Le valutazioni attuali si basano sui dati preliminari raccolti nelle prime fasi del weekend e potrebbero evolversi con il proseguire delle prove e della gara stessa.
La lunga pitlane di Madrid ha dunque introdotto un elemento di complessità che i team dovranno considerare attentamente, bilanciando il degrado gomme con il tempo perso ai box e la gestione delle possibili situazioni di neutralizzazione. Questa peculiarità tecnica del circuito si conferma un fattore chiave per le strategie di gara nel Gran Premio spagnolo.
